La società lancerà presto anche misure anti-fingerprinting volte a rilevare e ridurre l’uso del monitoraggio nascosto e di altri sistemi simili.
Google ha annunciato di voler eliminare gradualmente il supporto per i cookie terze parti nel suo browser Chrome entro i prossimi due anni. La società segue le politiche già attuate da Mozilla e Apple che, anche nel tentativo di migliorare la privacy sul web, hanno implementato cambiamenti simili rispettivamente nei browser Firefox e Safari. Ma il modo in cui Google affronta la problematica differisce dalle modalità scelte dagli altri due colossi tecnologici.
Mentre Apple e Mozilla per impostazione predefinita scelgono di bloccare tutti i cookie terze parti, Google sta pianificando di sviluppare il proprio set di soluzioni e strumenti tecnici in modo che soddisfino le esigenze di tutte le parti interessate – utenti, editori Web e inserzionisti. Il ragionamento alla base di questa decisione è che scegliere di bloccare tutti i cookie terze parti, che sono strumentali per la pubblicità mirata, può avere effetti collaterali indesiderati.
Justin Schuh, direttore di Chrome Engineering, ha affermato:
“Alcuni browser hanno reagito a queste preoccupazioni bloccando i cookie terze parti, ma riteniamo che ciò abbia conseguenze indesiderate che possono avere un impatto negativo sia sugli utenti che sull’ecosistema Web. Minando il modello di business di molti siti Web supportati da pubblicità, gli approcci diretti ai cookie incoraggiano l’uso di tecniche opache come il fingerprinting (una soluzione invasiva per sostituire i cookie), che può effettivamente ridurre la privacy e il controllo degli utenti. “
Sicuramente non si dovrà aspettare fino al 2022 per notare ciò che Google sta facendo per ridurre il monitoraggio in Chrome, di gran lunga il browser Web più popolare. A partire dal prossimo mese, Google limiterà il tracciamento non sicuro tra siti. I cookie che non includono l’etichetta SameSite verranno trattati come cookie proprietari, mentre sarà necessario accedere ai cookie terze parti utilizzando le connessioni HTTPS. Secondo Schuh, ciò dovrebbe rendere i cookie terze parti più sicuri e allo stesso tempo offrire agli utenti un maggiore controllo. Schuh ha affermato anche che, entro la fine di quest’anno, la società lancerà misure anti-fingerprinting volte a rilevare e ridurre il “monitoraggio nascosto e altri sistemi simili”.
Google sta inoltre chiedendo agli utenti di partecipare al dibattito per aiutarli a raggiungere l’obiettivo di un “Web più affidabile e sostenibile”. Possono farlo fornendo feedback e condividendo idee e proposte su GitHub. Gli utenti tra i quali figurano anche editori, sviluppatori e inserzionisti avranno la possibilità di sperimentare i nuovi meccanismi e verificare se funzionano in situazioni diverse.
Il gigante della tecnologia non è stato cieco al cambiamento dell’opinione pubblica sulla privacy e la sicurezza dei dati e si è decisamente impegnato nel dibattito in corso. Questa nuova decisione si inserisce perfettamente nell’iniziativa Privacy Sandbox che Google ha introdotto lo scorso agosto e che, secondo le dichiarazioni dell’azienda all’epoca, mira a “far evolvere il web con un’architettura che promuova la privacy continuando a supportare un ecosistema libero e aperto”.




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