La questione è stata sollevata da un senatore repubblicano statunitense, Marco Rubio, dopo l’acquisizione del 2017 da parte dell’azienda proprietaria di TikTok di una piattaforma similare, Musica.Ly.
Secondo Rubio un “esame completo delle implicazioni, per la sicurezza nazionale, dell’acquisizione di Musica.Ly” si renderebbe necessario dopo che, secondo un articolo pubblicato dal Guardian, i moderatori che operano per TicTok avrebbero ricevuto istruzioni di censurare video in cui vengono citati temi estremamente sensibili come Piazza Tienanmen e l’indipendenza del Tibet.
L’accusa sarebbe quindi quella di “censurare contenuti e mettere a tacere l’aperta discussione su argomenti ritenuti sensibili dal governo cinese e dal Partito comunista”.
Immediata la risposta della piattaforma che, attraverso un proprio portavoce ha spiegato che “TikTok US è localizzato e aderisce alle leggi statunitensi. Il governo cinese non richiede che TikTok censuri contenuti e non avrebbe giurisdizione a prescindere, dal momento che TikTok non opera lì”, aggiungendo che “TikTok US archivia tutti i dati degli utenti statunitensi negli Stati Uniti. Le nostre politiche sui contenuti e sulla moderazione sono guidate dal nostro team con sede negli Usa e non sono influenzate da alcun governo straniero” e concludendo che “Oltre al nostro team negli Stati Uniti, ci avvaliamo della consulenza di diversi consulenti e terze parti, e stiamo considerando la formazione di un comitato composto da organizzazioni ed esperti di primo piano che possano aiutarci a perfezionare e a valutare regolarmente le nostre politiche e la loro implementazione, e aumentare la trasparenza”.




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