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Home  /  Comunicazioni  /  Concrete Genie: il videogioco che aiuta le vittime di bullismo

Concrete Genie: il videogioco che aiuta le vittime di bullismo

Il bullismo è un tema purtroppo sempre attuale e per cercare di mettere le vittime in condizione di difendersi nasce Concrete Genie, un videogioco che propone alcune strategie per affrontare questa problematica.

Dominic Robilliard e Jeff Sangalli due dei realizzatori del videogame hanno spiegato che “Abbiamo deciso di parlare di bullismo attraverso questo videogioco perché è un mezzo semplice, ludico, comprensibile, che arriva facilmente a tutti”-“E abbiamo deciso di improntare il videogioco proprio sulle difficoltà relazionali che possono incontrare le vittime di bullismo durante l’adolescenza, come Ash, il protagonista del videogioco. Questo perché l’idea del progetto non è soltanto quella di sensibilizzare i ragazzi su questo aspetto, ma di riflettere su come poter reagire, perché molto spesso senza il giusto sostegno o i giusti mezzi, sono le stesse vittime a diventare con il tempo dei bulli. Un circolo vizioso che si può e si dovrebbe rompere in qualche modo: in questo videogioco abbiamo pensato di farlo con il potere creativo dell’arte, un’escamotage naturale che può farci fare grandi cose”.

Robilliard e Sangalli aggiungono inoltre che “Ovviamente nel videogioco il potere della creatività e dell’arte come strumenti ‘salvifici’ e di realizzazione personale vengono volontariamente amplificati, sconfinando appunto anche nella fantasia, ma il messaggio che vorremmo far passare è che grazie al giusto sostegno, un bambino o adolescente bullizzato, può trovare la forza interiore per affrontare il disagio che prova di fronte ai maltrattamenti subiti dai suoi coetanei”.

Carlo Lai, psicoterapeuta dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e Professore associato di Psicologia clinica all’Università La Sapienza di Roma riferisce che “Ci sono diversi studi che dimostrano come il contenuto dei videogiochi possa influenzare il comportamento dei ragazzi e fornire uno strumento ludico come questo videogioco che affronta il tema del bullismo è a mio avviso un aspetto molto interessante. Dico questo perché molto spesso le vittime faticano ad ascoltare e ad esprimere le proprie emozioni, come la rabbia di fronte alle vessazioni subite dai bulli, la paura o il bisogno di aiuto. In questo videogioco il protagonista riesce a farlo trovando degli amici che lo aiutano a combattere i bulli attraverso le sue rappresentazioni grafiche”.

Il dott. Lai aggiunge inoltre che “Il messaggio del videogioco è molto interessante perché da un punto di vista psicologico il protagonista riesce a dare forma alla parte più intima, istintiva e nascosta di sé, e cioè alle sue emozioni, ai suoi sentimenti, che prendono vita diventando delle creature, sue alleate. Questo spunto è molto interessante perché mediante il gioco, il ragazzo vittima di bullismo può, sulla scia del protagonista, provare ad ascoltare e dar voce alle sue emozioni, esternando il proprio sentire e ritrovando fiducia in sé stesso. Strumenti come questo sembrano poter avere un fine educativo e di miglioramento perché possono aiutare ad affrontare il bullismo nelle prime fasi”.

L’esperto però sottolinea che questo deve essere solamente il primo passo, infatti “Successivamente, è necessario che il ragazzo trovi nella quotidianità un riferimento forte nel quale riversare la propria fiducia”.

Lai porta l’attenzione anche sul rapporto che si crea tra aggressore e vittima: “Ognuno di noi crescendo acquisisce la capacità di relazionarsi con gli altri, con il mondo esterno, ma non sempre la modalità relazionale tra due persone è paritaria ed equilibrata. Nel caso del bullismo si instaura una dinamica di subordinazione, in cui chi è vittima di bullismo si ritrova ripetutamente a essere vessata, presa in giro e maltrattata. Il ‘bullo’ in questa dinamica gonfia questo suo comportamento di coercizione, facendo leva sull’appoggio dei suoi alleati cosiddetti gregari”.

Il professore spiega inoltre che il bullismo è una condizione che può emergere già nei primi anni di vita di un individuo dove, con il passare degli anni, “Il bullo può tendere verso una personalità evitante, poco empatica che a sua volta potrebbe sfociare nell’antisocialità, mentre la vittima può sviluppare nel tempo una forma di preoccupazione sociale maggiormente rivolta verso i bisogni degli altri che verso i propri, potendo così sfociare nell’ansia sociale di non sentirsi mai pienamente all’altezza di chi ha di fronte”.

I segnali infatti, anche se da principio sporadici, non vanno ignorati. Lai infatti spiega come “Ogni cambiamento rilevante e immotivato dello stato d’umore non dovrebbe essere sottovalutato” aggiungendo che “Se ci si accorge che il proprio figlio inizia ad avere difficoltà ad aprirsi, a confrontarsi, o ancora evita senza un apparente motivo di recarsi nei soliti posti dove prima invece aveva piacere di andare, è bene cercare un confronto con lui e poter così rispondere tempestivamente a tale disagio insorgente”, e conclude che “In alcuni casi quando la dinamica del bullismo è ancora abbastanza lieve, può essere utile intervenire direttamente sulla relazione di bullismo instaurata, ad esempio con l’aiuto di uno psicologo: generalmente questo approccio viene impiegato a scuola o nei contesti sportivi per fare in modo che il bullo si immedesimi nella vittima di bullismo e viceversa, e questa strategia molto spesso funziona per risolvere, o quanto meno, migliorare la dinamica tra i due e i gregari coinvolti”.

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