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IPTV – la Polizia blocca la TV pirata

La visione di contenuti TV in streaming è ormai di uso comune in Italia e servizi come Netflix o Amazon Prime Video stanno acquisendo sempre più mercato.

Purtroppo parallelamente a queste piattaforme si sono velocemente sviluppati sistemi pirata che permettono di accedere alla programmazione dei vari servizi legittimi spendendo cifre irrisorie, che portano però ai criminali ricavi considerevoli.

Le autorità italiane non sono rimaste indifferenti al dilagare del fenomeno, anzi sono costantemente attive nella ricerca di queste attività criminali e oggi ESET Italia è lieta di riprendere dal sito della Polizia Postale l’ultimo successo ottenuto dalle forze dell’ordine che ha permesso di smantellare la nota rete IPTV “ZSAT”.

Al termine di un’articolata attività d’indagine, ad elevato contenuto tecnologico, la Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura di Palermo, ha chiuso il cerchio attorno ai responsabili gestori della nota IPTV pirata “ZSAT”, disarticolando l’infrastruttura informatica che permetteva la riproduzione abusiva, attraverso internet, dell’intero palinsesto Sky.
Gli uomini della Sezione financial cybercrime della Polizia Postale di Palermo hanno così segnato un punto importante nel contrasto ad un fenomeno, quello della messa in commercio e riproduzione illecita del segnale delle pay-tv attraverso il web, troppo spesso sottovalutato, ma che tuttavia è in grado di generare un giro elevatissimo di profitti illeciti, spesso appannaggio delle più importanti organizzazioni criminali del Paese.
Tecnicamente, le IPTV pirata rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di abbonamenti illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l’istallazione di un semplice dispositivo domestico (il c.d. “Pezzotto”), offrono la possibilità di accedere all’intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle più note emittenti satellitari a pagamento.
Per rendere possibile la trasmissione, organizzazioni criminali ben strutturate pongono in essere una complessa infrastruttura tecnologica, basata sull’acquisto di abbonamenti genuini (le c.d. “Sorgenti”), da cui, attraverso un intricato sistema di decoder/encoder, il segnale viene trasformato in segnale-dati, scambiabile via internet. A questo punto, attraverso il ricorso a servizi tecnologici disponibili in commercio sul web, il segnale informatico viene assemblato in pacchetti, ed offerto al pubblico attraverso un sistema di “rivenditori” che giunge fino al cliente finale.
Un fenomeno capace di generare un business milionario (si stima che fino allo scorso anno i profitti illeciti ammontassero ad oltre 700 milioni di euro all’anno), che da un lato si traduce in mancati incassi per gli operatori – la cui integrità aziendale viene messa in ginocchio anche a rischio di ridimensionamenti interni e licenziamenti di personale – e dall’altro costituisce una fonte di approvvigionamento per pericolosi settori criminali, che non infrequentemente risultano contigui con la criminalità organizzata, nostrana ed internazionale.
Così, al termine delle articolate indagini poste in essere dalla Polizia Postale e delle comunicazioni di Palermo e dalla Procura del capoluogo siciliano, il cerchio si è stretto intorno ad un cittadino palermitano di 35 anni, la cui abitazione è stata individuata e sottoposta ad attenta perquisizione.
Nella stanza da letto dell’indagato, è stata puntualmente rinvenuta la “Sorgente” dell’IPTV pirata ZSAT, composta da 57 decoder di Sky Italia, collegati ad apparati per la ritrasmissione sulla rete internet, per un giro di clienti finali stimato in circa 11.000 persone in tutta Italia.
Proprio a riprova dell’entità del giro di affari illecito, presso la sola abitazione dell’indagato gli uomini della sezione financial cybercrime della polizia postale hanno rinvenuto e sequestrato, nascosti negli scarichi dei bagni e nella spazzatura, ben 186.900 euro in contanti ed una macchina professionale conta-banconote, lingotti d’oro, e due “wallet” hardware (portafogli virtuali) contenenti cryptomoneta in diverse valute, il cui valore complessivo, certamente elevato, verrà meglio stimato a seguito degli ulteriori accertamenti tecnici.
L’uomo è al momento indagato per il reato di cui all’art. 171-ter lett. e) della Legge sul diritto d’autore, in attesa che gli ulteriori approfondimenti investigativi svelino un quadro probatorio ancor più articolato.

Ricordiamo come l’uso di questi canali pirata sia assolutamente illegale, nonchè pericoloso per la sicurezza dei dispositivi, e che i contenuti proposti da società come SKY o Netflix siano protetti dalle leggi sul copyright.

Infine, consigliamo di segnalare eventuali abusi alle autorità competenti.

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