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Home  /  Comunicazioni  /  Dopo Amazon, anche Google sotto accusa per la privacy garantita dagli assistenti virtuali

Dopo Amazon, anche Google sotto accusa per la privacy garantita dagli assistenti virtuali

Nei mesi scorsi si è trattato il caso di Alexa, l’assistente di Amazon, che per apprendere e recepire con maggior facilità le richieste del proprio interlocutore, è coadiuvata da un team umano che ascolta campioni di registrazioni e le traduce per Alexa.

In quel caso ha divulgare l’iter, e solo quello, erano stati in 5 fra dipendenti ed ex dipenti, mentre ora Google scivola in una gravissima violazione della privacy causata da una divulgazione dei file audio.

La stessa società ha confermato che provvede a registrare le interazioni dell’utente con Google Assistant, ma a svelare i retroscena è l’emittente belga Vrt News che a causa di una fuga di dati è entrata in possesso delle registrazioni incriminate e, come pubblicato sul proprio sito “Vrt Nws è stata in grado di ascoltare più di mille brani registrati tramite Google Assistant. In queste registrazioni si sentono chiaramente gli indirizzi e altre informazioni sensibili. Questo ha reso facile per noi trovare le persone coinvolte e confrontarle con le registrazioni audio”- “La maggior parte delle registrazioni effettuate tramite gli altoparlanti intelligenti di Google Home sono molto chiare. E anche la qualità delle registrazioni effettuate con Google Assistant, l’app per smartphone, consente di ascoltare bene le voci senza alcuna distorsione del suono”.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, dei file analizzati dall’emittente ben 153 sono state registrate senza che l’utente avesse pronunciato la parola chiave “Ok Google”.

Da Vrt aggiungono che “Non appena si pronuncia una parola che suona come “Ok Google”, Google Home inizia a registrare. Ciò significa che molte conversazioni vengono registrate involontariamente: conversazioni in camera da letto, conversazioni tra genitori e figli, ma anche telefonate professionali contenenti molte informazioni private”.

Dopo che la notizia è stata divulgata, il gigante del Web si difende su un blogpost a firma del Product Manager Search di Google David Monsees spiegando che i propri esperti di analisi linguistica hanno accesso ad una piccola parte dei file audio che gli stessi andrebbero analizzati nel totale anonimato. Aggiungendo che “Abbiamo appena appreso che uno di dei nostri revisori linguistici ha violato le nostre norme sulla sicurezza dei dati facendo filtrare dati audio olandesi riservati. I nostri team di sicurezza e risposta alla privacy sono stati attivati immediatamente, stanno indagando e prenderemo provvedimenti. Stiamo conducendo una revisione completa delle nostre salvaguardie per evitare che una cattiva condotta come questa possano ripetersi”.

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