Arrivato a Berlino nel fine settimana, lo scorso lunedì il fondatore di Facebook ha incontrato Annegret Kramp-Karrenbauer e il ministro della Giustizia Katarina Barley.
Il giovane multimilionario sta portando avanti la richiesta di una regolamentazione globale per il Web da parte dei governi, richiesta che ha scatenato diverse polemiche oltreoceano e ottenuto un secco rifiuto dal ministro Barley che ha ricordato come “Facebook ha già avuto ogni possibilità di garantire la massima tutela dei dati per i suoi utenti a prescindere da un’eventuale intervento statale” sottolineando inoltre come “non passa un mese che non ci sia un nuovo scandalo che riguardi la sicurezza”.
Critiche per la posizione di Zuckerberg arrivano anche dall’investitore della piattaforma, Roger McNamee, il quale ha definito la proposta del fondatore “un monumento alla bugia”.
Durante il mandato dell’ex ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas, è entrata in vigore la prima legge per cui i social media sono obbligati a rimuovere dalle proprie piattaforme i contenuti infamanti e ora l’attuale ministro Barley, rende noto di voler applicare la legge europea sul copyright “in modo duro e trasparente” criticando inoltre la scelta del colosso di accorpare a Facebook le infrastrutture di WhatsApp e Instagram.
Di diverso avviso è invece Zuckerberg che a sostegno della sua tesi aveva dichiarato che “non penso che una singola azienda possa decidere cosa è un hate speech e cosa implichi esattamente l’espressione di un’opinione politica”, ma dal parlamentare della Linke Anke Domscheit-Berg arriva la secca risposta: “è difficile credere a qualcuno che per anni ha scagliato eserciti di lobbisti sguinzagliati in tutto il mondo contro ogni regolamentazione più severa” spalleggiata dal Garante della Privacy di Amburgo il quale ha dichiarato che “è molto difficile non interpretare la proposta come irrealistica o come una pura strategia di marketing”.
Ha inoltre avuto luogo un incontro tra Zuckerberg e Mathias Doepfner, amministratore delegato del tabloid più venduto in Germania, Bild, durante il quale si è parlato dell’idea di creare una sezione “News” in Facebook per promuovere contenuti di “qualità” per cui Zuckerberg sarebbe propenso a elargire un corrispettivo agli editori.
In un articolo successivo all’incontro, il tabloid ha però ricordato l’ultimo scandalo che ha coinvolto lo scorso 15 Marzo il social network più utilizzato al mondo, ovvero la condivisione in diretta della sparatoria avvenuta a Christchurch in Nuova Zelanda per mano di uno degli attentatori, e per cui Facebook è intervenuto solo dopo ben 17 minuti.




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