I dipendenti Google hanno denunciato di aver subito ritorsioni dopo la protesta avvenuta lo scorso novembre negli uffici di tutto il mondo del colosso del Web, contro i casi di molestie sessuali interni e la loro gestione. Ha fatto scalpore infatti la scelta dell’azienda di corrispondere all’ex executive Andy Rubin 90 milioni di dollari come buonuscita nonostante gli sia stato caldamente consigliato di presentare le proprie dimissioni dopo un’accusa di molestia da parte di una sua subordinata.
In una lettera firmata da alcuni impiegati e visionata dal quotidiano britannico The Guardian, si evince come “Google ha la cultura della rappresaglia che molto spesso funziona per mettere a tacere le donne, le persone di colore e le minoranze di genere” dove “La rappresaglia non è sempre evidente. È spesso nascosta e confusa, fatta di colloqui glaciali, negazioni e manipolazioni, cancellazione di progetti, cambiamenti negati e retrocessioni. Comportamenti che alludono al fatto che il problema non è aver protestato contro l’azienda ma che si è inadeguati, che non si è integrati nella società”.
Uno dei firmatari della lettera, Claire Stapleton, è stata assunta in Google dodici anni fa e aveva denunciato due mesi dopo la protesta di essere stata demansionata, di aver visto annullati i progetti in cui era coinvolta e di aver ricevuto il suggerimento di sfruttare giorni di malattia, anche se non necessari. “Solo dopo che ho assunto un avvocato che ha contattato Google, il management ha condotto un’inchiesta facendo marcia indietro sulla mia retrocessione, almeno sulla carta”, ha spiegato. “Sebbene il mio lavoro sia stato ripristinato, l’ambiente è rimasto ostile e penso a licenziarmi quasi ogni giorno”.
Un portavoce di Google ha rifiutato seccamente le accuse affermando che “Proibiamo le ritorsioni sul luogo di lavoro e indaghiamo su tutte le accuse. I dipendenti e i team sono regolarmente e normalmente assegnati a nuovi incarichi o riorganizzati per essere in linea con l’evoluzione delle esigenze aziendali. In questo caso non c’è stata alcuna ritorsione”.




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