L’ammenda è pari a 1,49 miliardi ed è stata inferta a Big G a causa delle restrizioni imposte a terze parti sull’utilizzo del servizio di banner pubblicitari della società, AdSense.
Tali limitazioni hanno negli anni fortemente limitato le aziende concorrenti nel poter pubblicizzare i propri prodotti e servizi. Secondo il commissario UE alla concorrenza, Margrethe Vestager “La cattiva condotta è durata dieci anni e ha impedito alle altre aziende di competere sul merito e innovare”.
Kent Walker, SVP Global Affairs di Google risponde alla sentenza facendo presente come “Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione. Nei prossimi mesi, introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa. Siamo sempre stati d’accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell’interesse di tutti”.
La funzione in questione viene spesso utilizzata riportando oltre ai risultati di ricerca anche spot pubblicitari a contorno della pagina. In questo caso quindi Google veste i panni dell’intermediario tra chi offre gli spazi pubblicitari e chi vuole usufruirne.
Stando a quanto comunicato da Bruxelles il gigante del Web occupa la fetta maggiore di questo settore, oltre il 70%, e data l’impossibilità dei concorrenti come Microsoft di acquistare spazi pubblicitari nei risultati delle ricerche, poter utilizzare AdSense darebbe loro un’alternativa estremamente valida.
Dalle indagini condotte dalla Commissione sugli accordi stipulati tra Google e altri siti, è emerso che dal 2006 sono state introdotte delle clausole altamente restrittive che non autorizzano gli editori a pubblicare annunci di società concorrenti sui risultati delle ricerche.
Un altro cambiamento è stato introdotto a marzo del 2009 costringendo di fatto gli editori a riservare gli spazi migliori dei risultati di ricerca a Google stessa, garantendosi inoltre un numero minimo di annunci. Sempre nello stesso periodo è stata inserita una clausola che prevede un permesso scritto da Google, senza il quale agli stessi editori non è concesso variare la visualizzazione degli annunci pubblicitari concorrenti.




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