L’organizzazione no profit britannica Privacy International ha analizzato 34 applicazioni presenti sullo store di Google per verificarne il comportamento dopo l’entrata in vigore del GDPR, il nuovo Regolamento Generale sulla protezione dei Dati, avvenuta lo scorso 25 maggio.
Dall’analisi è emerso che circa venti di queste applicazioni invierebbero dati a Facebook, anche di utenti che non risultano iscritti al social network.
Pur non trattandosi di informazioni che identificano un soggetto specifico, permettono però di tracciarne alcune attività.
Tra le app in questione infatti ne spiccano alcune estremamente note come quelle dedicate ai viaggi Tripadvisor, Kajak, Skyscanner, piuttosto che l’app per lo streaming della musica Spotify e Shazam che permette di ottenere i dati di un determinato brano.
Kajak ad esempio, comunicherebbe informazioni come destinazione, date e se al viaggio partecipino anche i figli. L’applicazione religiosa Qibla Connect informerebbe la piattaforma che l’utente è musulmano, e Indeed condivide la ricerca di un impiego.
Naturalmente queste applicazioni violano il regolamento sulla protezione dei dati e dalla piattaforma fanno sapere che con l’entrata in vigore del GDPR è stato reso disponibile agli sviluppatori di terze parti, un apposita utility per modificare le proprie applicazioni di modo che le stesse facessero esplicita richiesta all’utente di condividere dei dati con app terze che, se non utilizzata, non permette l’adeguamento al GDPR.




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