A renderlo noto la “Commission nationale de l’informatique et des libertés” che ha contestato al gigante del Web poca chiarezza in fatto di condivisione dei dati.
Nello specifico, secondo l’organo francese preposto alla protezione dei dati “Il consenso dell’utente non è spiegato a sufficienza” ed essendo le informazioni divise fra più voci, l’utente che utilizza i servizi di big G non riesce a comprendere con esattezza l’uso che verrà fatto dei suoi dati dopo aver dato il consenso.
Un esempio è la funzione “personalizzazione degli annunci” dove è praticamente impossibile risalire a tutti i servizi in cui sono coinvolti i dati dell’utente come Google search, Youtube, Google home, Google maps, Playstore, Google photo, e via dicendo e quindi come vengano trattati e incrociati.
Dopo l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, i colossi del Web hanno cercato di adeguarsi alle normative vigenti, ma nonostante tutto l’impegno profuso per la maggior parte degli utenti le nuove policy non hanno garantito trasparenza, come nel caso di Facebook, per cui uno specifico studio condotto dal “Pew Research Center” ha rivelato che per tre utenti su quattro il metodo di profilazione della piattaforma è del tutto ignoto.
Non è la prima volta che Google è protagonista di ricorsi, come quello da parte dalle associazioni None Of Your Business (Noyb) e Quadrature du Net. In quel caso l’accusa rivolta a Google era di non possedere una base giuridica adatta a gestire i dati degli utenti, ma secondo quanto riportato dalla stampa francese, questa è la prima sanzione inflitta a Google dopo l’entrata in vigore del GDPR, lo scorso 25 Maggio.




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