Il 7 marzo sull’account Twitter LulzSecIta, uno dei più usati dagli attivisti italiani di Anonymous, è stato pubblicato il seguente post: “Salve popolo, siamo qui oggi per comunicarvi con grande gioia, che circa 26.600 dati personali (email, password, cellulari, indirizzi) di maestre, insegnanti, referenti e dirigenti di molte scuole italiane sono entrate in nostro possesso!”
Il messaggio conteneva un collegamento in cui gli hacker, attaccando direttamente il ministro Valeria Fedeli, fornivano maggiori informazioni sugli scopi e gli obiettivi del loro attacco, soffermandosi principalmente sull’annoso problema dell’alternanza tra scuola e lavoro e sull’inadeguatezza del sistema scolastico italiano.
“Siete solo aguzzini che – spiegano gli attivisti di Anonymous – sfruttano l’esperienza nulla che hanno i giovani d’oggi approfittandovene per il vostro tornaconto personale. Se prima la scuola non funzionava per le infrastrutture inadeguate o fatiscenti, gli insegnanti ignoranti e negligenti (ancora presenti in abbondanza), e per tutta la farsa di studiare materie improntate non alla logica ma al puro nozionismo, ora funziona ancor di meno. Ma tanto alla Sig.ra Fedeli & Company, cosa interessa? Lei e la sua ciurma a fine mese hanno sempre lo stipendio in banca (chissà per quanto), lasciando fare quella misera esperienza lavorativa agli studenti”.
Il gruppo non è nuovo a queste iniziative contro il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, come conferma il post del 2 marzo sempre su Twitter dove i suoi membri chiedono in tono palesemente provocatorio “abbiamo avuto problemi @MiurSocial?” e in cui vengono riportati i link da cui scaricare dei documenti contenenti informazioni personali degli insegnanti.
Le autorità, peraltro, hanno confermato l’attacco ai sistemi informatici scolastici e le indagini sono tutt’ora in corso per definirne il perimetro e la quantità di dati interessati dalla violazione.




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