Gli adolescenti subiscono sempre con maggior frequenza il fascino dei modelli alimentati dal web e pur di emularli o entrare anch’essi in quello che credono un mondo dorato, sono disposti a rischiare la propria vita.
Un’altra sfaccettatura del cyber bullismo, una piaga della società moderna in costante e preoccupante crescita, è il cosiddetto “Blue Whale” che consiste in una serie di prove tra cui l’automutilazione la cui pericolosità aumenta di volta in volta fino a raggiungere l’apice nell’ultimo atto che prevede un salto tra due palazzi senza alcun tipo di protezione. Ogni prova dovrà essere immortalata con il proprio smartphone e inviata al proprio caposquadra che comunicherà poi il compito successivo.
Il fenomeno nato in Russia e già diffuso su VK, un social network locale simile a Facebook, vedeva un gruppo che si identificava nella sigla “f57” raccogliere contenuti inquietanti e testimonianze di utenti con pensieri suicidi, a cui sono stati attribuiti fino a 130 suicidi e sembrerebbe essere approdato anche nel nostro Paese.
Anche la Polizia Postale è attivamente impegnata su questo fronte e sul sito ufficiale del commissariato è presente un articolo dedicato a questo pericoloso fenomeno che riportiamo integralmente:
“Il Blue Whale è una discussa pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia: viene proposta come una sfida in cui un così detto “curatore” può manipolare la volontà e suggestiona i ragazzi sino ad indurli al suicidio, attraverso una serie di 50 azioni pericolose.
Ad oggi capita anche che bambini e adolescenti si contagino fra di loro, spingendosi ad aderire alla sfida su gruppi social dopo aver facilmente rintracciato in rete la lista delle prove ed essersi accordati sul carattere segreto di questa adesione.
Le prove prevedono un progressivo avvicinamento al suicidio attraverso pratiche di autolesionismo, comportamenti pericolosi e la visione a film dell’orrore e altre presunte “prove di coraggio”, che vengono documentate con gli smartphone e condivise in rete sui social.
La Polizia Postale e delle Comunicazioni sta osservando il fenomeno: le nostre indagini si concentrano sull’identificazione di adulti, giovani o gruppi di persone che inducono via web bambini e ragazzi ad esporsi ad un rischio concreto per la loro vita.
Poniamo molta attenzione a quanto i cittadini ci segnalano su casi di rischio associati a questa pratica. Ogni informazione utile contribuisce a potenziare la nostra azione di protezione dei bambini e dei ragazzi in rete.”
Non vi sono attualmente notizie certe che colleghino le vittime direttamente a questa pratica, ma ciò non deve togliere l’attenzione da quella che viene etichettata dai più come moda e che in realtà è un’evidente richiesta d’aiuto nata da un forte disagio che i più giovani vivono e non riescono a gestire, e che rende la situazione estremamente allarmante data la sempre maggiore adesione a tali realtà.
Confidarsi con gli adulti sempre più presi dai problemi e dalla frenesia quotidiana non è facile e tanto meno lo è cercare di parlare con un adolescente, ma da questo punto di vista la tecnologia moderna offre strumenti come i parental control per permettere ai tutori di bloccare l’acceso a siti o a categorie di siti web ritenuti pericolosi o dai contenuti non idonei e monitorarne le attività on line.




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