Le ultime generazioni vivono a stretto contatto con la tecnologia fin dai primi anni di vita, e questo permette a molti di sviluppare un’interesse sempre più spiccato per i progressi del settore che li porta a scegliere l’informatica come materia di studio.
E’ il caso di un’adolescente statunitense di origini indiane, Kavya Kopparapu, che all’età di 16 anni spinta dal desiderio di aiutare il proprio nonno in India affetto da retinopatia diabetica, una patologia che porta la cecità negli adulti tra 20 e 65 anni, ha sviluppato il sistema diagnostico a basso costo EyeAgnosis. Un’anno dopo, oltre a dimostrarsi estremamente valida, l’applicazione risulta essere funzionante e potrebbe pertanto rivelarsi preziosa in tutto il mondo.
Come dichiarato in un’intervista rilasciata alla testata giornalistica La Repubblica, che riportiamo di seguito, Kavya è riuscita a raggiungere il suo obiettivo grazie a studio e determinazione, e ha per questo dato vita a un’associazione no profit rivolta a tutte le giovani donne che vorrebbero avvicinarsi al mondo dell’informatica ma che non possiedono i mezzi per poterlo fare.
“Come è nata la sua idea?
“Mio nonno ha la retinopatia diabetica. E in India non ci sono abbastanza oftalmologi per tutti quelli che ne sono colpiti.
Moltissimi non riescono ad avere una diagnosi in tempo utile, né tantomeno un trattamento. Gli ospedali locali per fronteggiare questa situazione inviano medici nelle campagne, ma il loro numero è comunque insufficiente. Così ho pensato di creare uno strumento diagnostico che potesse essere usato anche da una persona con una minima infarinatura di medicina per fare una prima diagnosi e sottoporre alla visita di un medico professionista solo chi ha davvero la retinopatia e non chi teme solo di averla”.
Come funziona la sua app?
“Grazie a un sistema di lenti da applicare allo smartphone, si scattano delle foto ravvicinate degli occhi del paziente. L’app contiene una rete neurale particolarmente adatta al riconoscimento di immagini, che io ho allenato a riconoscere i segni microscopici tipici della retinopatia diabetica. Li cerca all’interno della fotografia e restituisce la diagnosi “.
L’idea è eccellente, ma come l’ha trasformata in realtà?
“Frequento la Thomas Jefferson High School for Science and Technology di Alexandria, che offre corsi di alto livello in informatica, scienze, tecnologia. L’anno scorso ho seguito un corso di Intelligenza artificiale e ho imparato che partire da un grande insieme di dati per cercare di individuare degli “schemi” è un compito ideale per un’intelligenza artificiale. Ciò che mi serviva erano le reti neurali convoluzionali (le stesse che usa Facebook per identificare cose e persone nelle foto, ndr) che poi ho usato per l’app. Ma soprattutto ho mandato un sacco di email in giro. Ho scritto a docenti universitari in tutti gli Stati Uniti. Molti mi hanno incoraggiato e dato consigli. E il National Institute of Healt mi ha messo a disposizione un vasto database di immagini di retinopatie, con il quale ho “allenato” il mio programma diagnostico. Se ho imparato qualcosa da questa esperienza è che tutti vogliono aiutare una ragazzina con un progetto “.
Quali sono i vantaggi di EyeAgnosis rispetto ai sistemi diagnostici esistenti?
“Uno è il costo: meno di 30 dollari. Ed è anche molto “accessibile” perché ha solo bisogno di uno smartphone e di un supporto ottico stampato in 3D. Oggi il numero di persone dotate di smartphone è addirittura superiore al numero di persone che hanno accesso a fonti d’acqua pulita”.
Il suo sistema può essere esteso anche per diagnosticare altre malattie?
“Sì, purché esista un insieme di dati che permette di allenare l’algoritmo. Si potrebbero diagnosticare altri tipi di problemi alla retina, retinoblastoma, cataratte, degenerazione maculare… tutti questi disturbi oculari”.
Oltre alla app, lei ha anche creato un’associazione nonprofit che è stata chiamata a presentare alla Casa Bianca lo scorso ottobre: la GirlsComputingLeague…
“L’ho fondata due anni fa: vuole incoraggiare le ragazze ad avvicinarsi all’informatica. Specialmente ragazze che non hanno facile
accesso agli strumenti tecnologici per ragioni economiche. Ho coinvolto aziende come Google e Amazon che hanno accettato di regalare un tablet a tutte le ragazze che frequentano il nostro corso annuale: così potranno continuare a studiare informatica anche a casa”.”
ESET Italia condivide la tenacia della giovane Kavya ed auspica un coinvolgimento nel mondo informatico sempre maggiore di menti brillanti come la sua.




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