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Google contro le bufale

Google News che convoglia notizie provenienti da 80 mila fonti tradotte in quaranta lingue e diffuse in oltre settantuno Paesi, è rappresentata dal proprio responsabile Richard Gingras a Perugia per presentare Fact Check l’etichetta che comparirà sugli articoli la cui fonte è stata verificata.

Questa integrazione si è resa necessaria a causa della diffusione sempre maggiore di notizie fasulle che generano paura fra gli internauti come spiegato dallo stesso Richard Gingras in un’intervista rilasciata alla testata giornalistica La Repubblica, che riportiamo di seguito.

“Quando penso alle notizie bufala quel che mi preoccupa è che sono un sintomo di un problema più vasto. A Google abbiamo lanciato una serie di iniziative, fra le quali l’ultima è l’etichetta Fact Check e continueremo su questa strada. Resta però che la loro diffusione è il segno della perdita di fiducia nelle istituzioni e nei media. Più in generale, sono il segno della paura”.

Quale paura?
“Quella che i politici sanno usare. Nasce da un evento catastrofico, come può essere un attacco di terroristi, che poi viene strumentalizzato e amplificato. Un modo per ridare una proporzione agli eventi è usare i dati. Qualche tempo fa, mentre ero in vacanza in nella campagna francese. Eravamo in un hotel. Una notte sentimmo dei rumori e uno degli ospiti scese in strada con la pistola carica. In quell’area, come scoprii più tardi, gli unici delitti in anni e anni erano nati da liti domestiche. Il senso della paura che pervade il mondo aveva portato quella persona a temere chissà cosa. Ma ancor più grave è il fatto che per trovare le informazioni sul livello di criminalità di quell’area ho impiegato parecchio tempo. E invece è proprio quello di cui abbiamo bisogno: rendere i dati disponibili per combattere la paura, per sapere di cosa dobbiamo davvero preoccuparci. Tutto sommato viviamo in una delle ere più sicure della storia “.

Quindi cosa intende fare?
“I dati che le persone usano di più oggi sono quelli relativi alle previsioni meteo. Ma immagini per un attimo che assieme a temperature e precipitazioni lei possa sapere il reale livello di crimine nella suo quartiere, gli standard qualitativi delle scuole di zona, la qualità dell’aria. Ecco: io penso a strumenti del genere che possano essere usati da stampa e cittadini per sapere come stanno le cose e magari non restare vittima di allarmismi ingiustificati lanciati per ragioni politiche, perché diventa chiaro a tutti quali sono i veri problemi che vanno affrontati. E così alle elezioni successive è possibile che la discussione verta su le vere questioni. Non è semplice arrivarci, e Google da sola non basta”.

E di chi altro avete bisogno? Lei lavora per una compagnia della Silicon Valley. Non è mai esistita un’area con una tale concentrazione di potere economico e informazioni sulle persone.
“Non sono d’accordo. Spesso si parla delle piattaforme digitali con troppa superficialità, ce ne sono di molto diverse. Noi, a differenza di altri, abbiamo sempre difeso gli ambienti aperti. La missione di Google è quella di dare accesso alle informazioni che servono alle persone. E le news sono una componente importante”.

Si tratta però di distinguere fra quelle vere e quelle false.
“Google riceve miliardi di domande ogni giorno e il 15 per cento sono completamente nuove. Se si chiede quanto è alto Barack Obama è facile rispondere. Ma se si fa una domanda su altre questioni è probabile che le risposte possibili siano diverse. È vero che la temperatura nel mondo si sta alzando, ma sulle cause
ci sono teorie diverse. E allora la sfida sta nel dare un punto di vista a 360 gradi, magari in parte attingendo alle notizie, in parte ai dati, in parte a documenti. Noi non vogliamo suggerire cosa pensare ma fornire degli strumenti attingendo a fonti credibili. A questo serve il Fact Check”.

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