Secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net e l’Osservatorio Nazionale Adolescenza commissionata dal social network di Mark Zuckerberg, gli adolescenti italiani conoscono molto bene Facebook e sanno come utilizzarlo, ma se si parla di tutelare la loro privacy sono ancora poco attenti.
La ricerca coinvolge un campione di 3.130 studenti italiani di scuole medie, superiori e università e porta alla luce diverse lacune in merito alla sicurezza sul social network con un 16% degli intervistati che dichiara di avere un profilo pubblico nonostante la piattaforma permetta di proteggere i dati personali come data di nascita, indirizzo email e numero di telefono.
Il 21% dei ragazzi non ha mai verificato chi ha accesso alle informazioni associate al proprio profilo e il 37% non è neanche interessato a verificarlo. Anche sul fronte della condivisione la situazione non migliora con il 19% degli studenti che lascia la visione dei propri post accessibile a chiunque senza preoccuparsi dei rischi che ne derivano, e il 59% che li condivide con tutti gli amici senza alcuna restrizione.
“A mancare è la concezione stessa della privacy”, come dichiarato da Daniele Grassucci direttore di Skuola.net, “Il nostro obiettivo è sviluppare una campagna di informazione che sappia rispondere alle reali esigenze dei ragazzi: spesso si parla di loro per etichette, senza ascoltarli”.
La campagna in questione sarà realizzata sul sito di Skuola.net e Facebook con nuovi linguaggi come video, quiz interattivi, meme e gif e coinvolgendo i ragazzi della redazione IoStudio, e sarà promossa unitamente al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
La realizzazione di tale progetto si rende indispensabile dall’avvento degli smartphone, infatti se un tempo si consigliava ai genitori di monitorare la navigazione dei figli facendoli collegare da PC posizionati in aree comuni, adesso tale indicazione non trova più fondamento in quanto come conclude Grassucci “gli smartphone consentono di connettersi da ogni luogo e in qualsiasi momento. La Rete è diventata un fenomeno di massa” e come sottolineato da Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza “la cultura digitale deve passare da mamma e papà che forniscono ai giovani questi strumenti, senza però dargli alcuna indicazione in merito al loro utilizzo. È, quindi, necessario educare prima gli adulti per poi consentire loro di monitorare i figli”. Diversamente il rischio per i ragazzi che molto spesso “vivono in funzione dell’approvazione sui social è di non rendersi conto delle informazioni personali che condividono” continua Manca “E di esporsi sempre di più di fronte a un pubblico che – contrariamente a ciò che si pensa – non è locale. Ma globale.”




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