Da uno studio dei ricercatori ESET che monitorano constantentemente gli attacchi informatici su scala mondiale è emerso che i ransomware si stanno evolvendo in una variante detta “jackware”, dedicata espressamente ai dispositivi intelligenti.
L’Internet delle cose sta prendendo sempre più piede ma la vulnerabilità degli oggetti perennemente connessi solleva molti dubbi in quanto, come sostiene il ricercatore Stephen Cobb, l’utilizzo massiccio di questi dispositivi unito ai sempre più frequenti attacchi ransomware minerà a breve la sicurezza degli utenti.
I jackware, oltre che per bloccare dispositivi intelligenti allo scopo di ottenere un riscatto, verranno utilizzati per installare applicazioni malevole dormienti attivabili in un secondo momento per il lancio di attacchi DdoS. Anche se non ci sono ancora dei numeri certi su questo tipo di attacchi, aziende come Fitbit e Jeep ne sono rimaste vittime durante lo scorso anno.
Stando ai ricercatori ESET al momento i jackware non sono un fenomeno molto diffuso perché, nonostante la semplicità con cui possono violare i dispositivi, questi ultimi sono molto vari tra loro e richiedono diverse conoscenze specifiche.
La preoccupazione nell’ambiente della sicurezza informatica rimane comunque elevata, tanto che la ricercatrice Lysa Myers ha definito i jackware rivolti ai singoli utenti una bomba a orologeria. In molti pur di rientrare in possesso dei propri dispositivi sarebbero infatti disposti a pagare il riscatto malgrado ciò non ne assicuri assolutamente il ripristino.




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