Le bufale vengono continuamente diffuse sul Web sfruttando in particolar modo i social network che proprio grazie alle loro caratteristiche sono il veicolo perfetto per diffondere in maniera immediata e globale qualsiasi tipo di informazione.
“Abbiamo registrato un’impennata delle fake-news nel periodo delle presidenziali americane, stiamo cercando di portare in Europa e in Italia il nostro strumento Hoaxy per tracciare le bufale online e vogliamo che diventi accessibile a tutti, ‘open source’. Stiamo facendo del nostro meglio, speriamo accada entro qualche mese” come dichiara Filippo Menczer professore di Informatica e Computer Science all’Università dell’Indiana, Stati Uniti, responsabile di un team di studiosi dedicato all’analisi dei social media e dei canali di informazione.
Menczer insieme al suo gruppo in cui sono presenti altri due esperti Italiani ha creato un motore di ricerca, chiamato Hoaxy, in grado di rintracciare le notizie false che circolano in rete. L’intento originale di questo strumento Web non è di verificare l’attendibilità di una notizia, ma quello di analizzarne gli sviluppi sui canali social come Facebook. “Ci occupiamo di diffusione di informazione e disinformazione online dal 2010 – spiega Menczer in un’intervista all’ANSA- costruiamo modelli per capire i meccanismi virali di alcune notizie, come si sono sviluppate, quali sono i profili che le hanno promosse. Non siamo ne’ giornalisti ne’ fact-checker che verificano, ma aiutiamo il pubblico e i media a capire le notizie false, siamo uno dei tanti strumenti nell’arsenale”. Proprio come nei canonici motori di ricerca anche in Hoaxy basta inserire una parola chiave per ottenere tutti i risultati sul tema, ma in questo caso vengono vagliati solamente i siti di bufale americani riconosciuti tali da alcuni servizi di debunking, quelli per intenderci dedicati al controllo dell’attendibilità delle notizie pubblicate su Internet.
“Nel 2014, durante Ebola, abbiamo osservato siti che diffondevano notizie false creando panico, poi è accaduto con i vaccini – continua Menczer -. Prima i siti che diffondevano bufale erano pochi e più semplici, poi c’è stata un’impennata durante le presidenziali americane. E’ un’industria che riesce a influenzare molte persone, anche i media e i politici”. Hoaxy è disponibile per gli utenti USA dallo scorso dicembre, ma il team di esperti prevede di estendere il servizio all’Europa già nei prossimi mesi. “Siamo in contatto con fact-checker europei per creare una versione in altre lingue oltre all’inglese, stiamo lavorando per rendere il codice aperto, ‘open source’ e sviluppare anche una versione per l’Italia”, osserva Menczer in merito ai prossimi sviluppi del progetto.
Il servizio si colloca proprio in un momento storico in cui un colosso del Web come Facebook ha introdotto dei propri filtri anti-bufale per arginare il flusso di informazioni fasulle in vista delle elezioni in Germania e Francia. “Abbiamo contatti con Facebook, siamo entrambi membri di First Draft (un’alleanza tra testate e agenzie giornalistiche di tutto il mondo) ma non abbiamo una collaborazione ufficiale. Cercheremo di creare opportunità formali nel corso di una convention sul tema che si terrà a maggio a Montreal”, puntualizza lo studioso che poi prosegue:
“Spero che in Germania il fact-checking di Facebook funzioni, è un buon primo passo, ma rimane un problema: viene fatto in maniera ‘manuale’ e non si possono controllare tutte le fake news, magari quelle più grosse. Le bufale in rete sono tante e c’è un limite umano, noi invece puntiamo su metodi automatici”.
In Italia il problema delle notizie false è di grande attualità, tanto da essere al centro di un’iniziativa della presidente della Camera Laura Boldrini, #BastaBufale, e di un disegno di legge che prevede sanzioni e addirittura la reclusione per i soggetti colpevoli della loro diffusione su Internet. “Temo che l’implementazione sarà difficile perché ‘non è banale distinguere ‘notizie false, esagerate o tendenziose’, c’è un’enorme area grigia – come sottolinea lo stesso Menczer -. Non mi è poi chiaro se sarebbero puniti anche i cittadini che, per esempio, credono ad una notizia falsa e la condividono su Twitter o Facebook. Certamente qui negli Stati Uniti è molto improbabile che iniziative di questo tipo possano prendere piede, dato che c’è una grande deferenza al primo emendamento della Costituzione”.
Considerata la capacità dei social network di diffondere in maniera istantanea e massiva le informazioni sul Web, la facilità con cui gli utenti possono condividerle e gli studi di social engineering spesso utilizzati per rendere plausibili le notizie fasulle, ormai le bufale sono diventate delle vere e proprie minacce in grado di alimentare le paure degli utenti Internet fino a creare vere e proprie pandemie. Per queste ragioni gli esperti in sicurezza di ESET Italia consigliano a tutti di verificare le informazioni che circolano sui social network, controllando che la fonte sia attendibile ed evitando di condividerle soprattutto quando hanno un carattere allarmistico per la comunità.
Gli strumenti più semplici da utilizzare per verificare l’autenticità di una notizia sono sicuramente i motori di ricerca, che velocemente restituiranno una serie di risultati da cui sarà facile capire se ciò che vi abbiamo immesso sia una bufala o meno, oltre naturalmente al buonsenso che non dovrebbe mai mancare in tutte le attività di condivisione online.




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