A fine novembre 2015 negli Stati Uniti si è consumato un omicidio in un’abitazione privata che vede come principale sospettato il proprietario della stessa. La struttura è diventata testimone chiave dell’inchiesta trattandosi di una casa smart che potrebbe aver registrato informazioni fondamentali all’assoluzione o alla condanna dell’inquisito tramite i dispositivi digitali interconnessi fra loro.
Nella casa è infatti installato Echo di Amazon, un dispositivo che risponde ai comandi vocali del proprietario anche da una notevole distanza grazie a sette microfoni disseminati nella struttura. Echo funziona anche da assistente virtuale come Siri o OK Google, ma senza lo smartphone e sempre in ascolto in attesa che l’utente pronunci una parola chiave.
Questa specifica funzionalità ha permesso agli inquirenti di chiedere ad Amazon eventuali dati o stralci di registrazioni sonore acquisiti dal dispositivo e riguardanti la sera del delitto, che può aver captato, conservato e trasmesso ad Amazon e che potrebbero portare alla luce ulteriori prove.
Al momento gli inquirenti hanno dichiarato di aver estratto altri dati da Echo e Amazon ha fornito agli inquirenti i dettagli dell’account dell’accusato e dei suoi acquisti, ma non le informazioni registrate sui server dell’azienda.
La casa è dotata di altri dispositivi hi-tech come un contatore dell’acqua “intelligente”, che ha registrato l’uso di circa 530 litri d’acqua fra l’una e le tre del mattino del giorno del delitto, un termostato Nest, un sistema d’allarme Honeywell, un dispositivo di monitoraggio senza fili delle condizioni meteo e degli apparati WeMo per il controllo dell’illuminazione.
Tutti insieme, questi sorveglianti digitali potrebbero decidere la sorte dell’accusato: uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato fantascientifico.




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