Secondo l’utlimo rapporto rilasciato da PhishMe, oggi ben il 93% delle email di phishing contengono ransomware.
Un aumento esponenziale e considerevole visto che all’inizio del 2015 questo dato si attestava intorno al 10% per raggiungere il 56% nel dicembre dello stesso anno, il risultato di tale crescita è quindi evidente, le email di phishing sono diventate il canale preferenziale per la diffusione dei ransomware.
Tale incremento è giustificato da diversi fattori, come la facilità di diffusione per i criminali informatici e la rapidità con cui hanno un riscontro economico.
A differenza del classico attacco phishing infatti, le vittime dei ransomware tendono a pagare in tempi brevi inviando denaro o Bitcoin direttamente ai criminali. Calcolando che vengono richiesti da 1 a 2 bitcoin come riscatto (circa 400$ per ogni bitcoin), l’esborso per le piccole e medie imprese è relativamente basso.
Secondo Digital Trends, questa tipologia di imprese è il bersaglio preferito degli attacchi ransomware sia per la maggior possibilità di reperire fondi, sia per le conoscenze tecniche per acquisire i Bitcoin di solito necessari per il pagamento.
Ransomware o no, il rapporto PhishMe evidenzia che il numero di email di phishing è salito a 6,3 milioni nel 1 ° trimestre 2016, ovvero un aumento del 789% rispetto allo stesso periodo del 2015.




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