Durante una recente conferenza sulla crittografia e la tecnologia in un college dell’Ohio, Stati Uniti, il direttore del Federal Bureau of Investigation (FBI) James Comey ha ammesso che, ha apposto del nastro adesivo sulla webcam del suo computer portatile per proteggere la propria privacy,.
La rivelazione ha naturalmente scaldato gli animi tra i professionisti del settore, e alcuni lo hanno accusato di aver creato una “webcam a prova di mandato” per tutelare se stesso qualora venisse coinvolto in un’indagine. I personal computer nascondono infatti i segreti più intimi di un individuo, e oscurare la videocamera in quel modo andrebbe a occultare eventi fondamentali per un’indagine investigativa e non si potrebbero così fornire eventuali prove a suo carico.
Questione abbastanza delicata in quanto le autorità di diversi Paesi richiedono di adottare una legislazione che imponga ai fornitori di servizi e produttori di apparecchiature informatiche di mantenere attiva la possibilità di reperire informazioni utili, in caso di necessità.
L’FBI conosce da diverso tempo la tecnologia necessaria per attivare a distanza la fotocamera di un computer all’insaputa dell’utente. Se uno strumento di amministrazione remota (RAT) è installato su un sistema che ha una macchina fotografica, è possibile infatti catturare video senza che il pc riveli alcuni attività e, successivamente, inviare i frame catturati direttamente nel web. I ricercatori ESET hanno studiato i malware che sfruttano questa tecnologia per molti anni e, al fine di evitare situazioni spiacevoli, devono essere prese le misure del caso. Nella maggior parte dei casi il software di sicurezza – se mantenuto aggiornato – dovrebbe essere sufficiente.
Questi programmi sono progettati per bloccare qualsiasi installazione non autorizzata di software sulle macchine, indipendentemente dal fatto che provenga da criminali o dalle forze dell’ordine. In quest’ottica la soluzione estrema e rudimentale di Mr. Comey ha il suo senso, eliminando fisicamente qualsiasi rischi residuo.




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