Apre il museo dei virus informatici (non in un luogo fisico naturalmente ma sul sito www.archive.org) e sarà curato dall’esperto di sicurezza informatica Mikko Hypponen. La collezione include una galleria online di alcuni vecchi malware che tra gli anni ’80 e ’90 erano molto famosi, molti dei quali appariranno innocui in confronto ai malware ben piu’ sofisticati di oggi.
L’archivio non è fatto solo di immagini, ma c’è anche l’interattività; basta infatti cliccare sull’icona del virus che si vuole approfondire per avviare un simulatore che mostra le conseguenze del malware sul pc: la simulazione è di fatto un gioco quindi nel vostro PC non vengono installati malware.
In quegli anni non si puntava a sottrarre password, dati personali, numeri di conti o codici di carte di credito ma si cercava semplicemente di distruggere i computer presi di mira, rendendoli inutilizzabili grazie a una serie di interventi software che solitamente costringevano a formattare la macchina.
La collezione viene così descritta ufficialmente:
“Il Malware Museum è un insieme di programmi malware, di solito virus, che sono stati distribuiti negli anni ’80 e ’90 sui computer di casa. Una volta infettato un sistema, questo mostrava talvolta animazioni o messaggi come avviso che era stato infettato. Attraverso l’uso di simulazioni, e rimuovendo qualsiasi attività di virus, questa collezione ti permette di sperimentare l’infezione di un virus di decenni fa in sicurezza.”
Dal virus Arianna a CoffShop, da Crash a Shifter, da LSD a Virdem, da Frodo a Pyramid, da Centiped a Chad, da Hafen a Girls: questi alcuni nomi dei 78 esempi di virus raccolti nel sito dell’Internet Archive.
Oggi basta un messaggio via Whatsapp per trasferire un link che rimanda a un sito web infetto da malware, mentre un tempo i virus si trasferivano tramite e-mail o floppy disk. Alcuni, inoltre, mettevano il dito nella piaga accompagnando l’opera svolta con un messaggio all’utente, in cui lo si informava dell’avvenuta infezione. Siamo lontani anni luce dalle attuali minacce avanzate, che invece agiscono tentando di rimanere nell’ombra il più a lungo possibile, e anche dai ransomware che si palesano all’utente con lo scopo materiale di chiedere il pagamento di un riscatto in denaro.




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